Prima di scrivere i testi per il sito di un nuovo cliente, invio un questionario a domande aperte a cui segue un’intervista – o più interviste, se necessario – che per me sono fondamentali per partire. In alcuni casi però le risposte che ricevo sono estremamente sintetiche:  chi risponde non sa bene quali sono i suoi obiettivi, chi sono i suoi potenziali clienti e cosa cercano.

Il mio lavoro è anche quello di aiutare chi si affida a me a fare chiarezza, ma a volte non basta. I dubbi sono troppo profondi perché un webwriter – o anche un art, un web desiginer, un SEO specialist o un altro consulente che lavora nel marketing e nella comunicazione – riesca a trovare il modo di uscire dall’impasse.

Serve un business coach. Figura difficile da inquadrare e che secondo me dovrebbe essere il primo professionista da contattare quando non si ha chiara la percezione di dove si sta andando.

Ma chi è il business coach e come può aiutare chi ha un’attività a fare chiarezza? L’ho chiesto a Fulvia Silvestri, una bravissima coach che ho conosciuto in Rete al femminile.

Fulvia è consulente e formatrice in ambito coaching e comunicazione, ha lavorato molti anni come manager di azienda e oggi è una libera professionista che aiuta persone e imprese a definire e realizzare i loro obiettivi. Ecco la sua intervista.

Ciao Fulvia. Secondo te perché spesso le persone che lanciano un’attività si rivolgono prima a grafici, copy, web designer e non ad un business coach?

Il business coach è un professionista di cui o si sa poco o lo si confonde con qualcosa di diverso, ad esempio un counselor o una specie di guru. Spesso il cliente non comprende in che modo un business coach potrebbe essergli utile, quali sono i servizi che propone, e questo è senz’altro un limite della mia categoria che può e deve fare ancora molto per promuoversi in modo corretto.

Cosa fa il business coach in concreto? E tu Fulvia come aiuti le persone che si affidano a te?

Il business coach è un consulente che utilizza la metodologia del coaching come strumento per offrire un servizio professionale, basato su un rapporto di reciproca fiducia e confronto, che ha lo scopo di aiutare a chiarire o accelerare dei processi e definire un programma finalizzato al raggiungimento di obiettivi e risultati.

Il mio lavoro è aiutare chi è libero professionista (o chi vuole diventarlo), chi ha una attività in proprio o chi ha un’azienda: ascolto, restituisco quello che emerge, ci confrontiamo, analizziamo. Lo scopo è portare a galla ciò che la persona vuole raggiungere, definire quali sono la sua visione e la sua missione, come individuo e come azienda o professionista, perché se non si sa con esattezza dove si vuole andare, non bisogna sorprendersi del luogo in cui si arriverà…

Lavoro con i liberi professionisti o i piccoli imprenditori che stanno attraversando un periodo di stallo, di mancanza di idee, di fiducia, di motivazione; è umano sentire il bisogno di riequilibrare, di fare il punto per comprendere, ad esempio, cosa non sta funzionando, come organizzarsi per definire nuovi progetti, come trovare più clienti, come migliorare le proprie entrate economiche.

Dopo una prima consulenza conoscitiva di base, in genere propongo dei percorsi personalizzati che prevedono degli incontri in cui si lavora insieme: aiuto il cliente a tenere il focus sugli obiettivi da raggiungere, facilitando la riflessione e dando feedback costruttivi. Poi a casa il cliente avrà quella benzina utile per sviluppare azioni e continuare a progredire.

Foto di Free-Photos da Pixabay

A mio parere c’è molto da fare anche nella comunicazione interna alle aziende, ti dico la mia

Un webwriter si occupa soprattutto di comunicazione esterna – quindi di come l’azienda o il professionista comunica con i suoi clienti – ma ho la fortuna di assistere in prima persona a come comunicano al loro interno le organizzazioni strutturate (nel caso delle aziende) e liquide (nel caso dei freelance). Ho capito che in molti casi la comunicazione interna è estremamente sottovalutata e ci sarebbe molto da fare per migliorarla. Scrivere le mail, le circolari, organizzare le informazioni è molto utile ma non basta se a monte non si lavora su ruoli e delega.

Tu cosa ne pensi? Secondo te un business coach può essere di aiuto?

Con le aziende e con i gruppi di lavoro, il problema della comunicazione interna è uno dei più frequenti: la capacità di relazionarsi in modo chiaro e preciso è estremamente importante, è  necessario lavorare sulla consapevolezza del chi si vuole essere (come persone), del chi si vuole  diventare (come azienda), per definire i ruoli e gli obiettivi.

Se le persone relazionano bene, vivono e lavorano meglio dentro all’organizzazione. Se le cose funzionano all’interno dell’azienda, allora funziona anche la narrazione: ciò viene percepito all’esterno con un ritorno in termini economici oltre che di benessere.

Il lavoro del business coach può fare molto in questo senso, sia attraverso la formazione sia attraverso le consulenze personalizzate, per aiutare le persone (le aziende sono fatte di persone, non dimentichiamolo mai) a fare emergere i bisogni e le criticità, e affrontarli prima di partire o proseguire con dei progetti condivisi.

Life coach, health coach, personal coach: in giro ci sono davvero tanti professionisti che si autodefiniscono “coach”. Come scegliere la persona giusta, in un panorama così ampio e confuso?

Negli ultimi anni la parola coach è stata abbinata a tutto, perfino a un prodotto per la crescita dei  capelli… va da sé che non è possibile pensare che un professionista sia realmente un coach solo perché si auto-attribuisce quella qualifica.

Verificare che il coach abbia conseguito i titoli necessari e che sia iscritto alle associazioni di riferimento per coach professionisti, è una buona base per operare una selezione; io sono iscritta alla International Coaching Federation Global e Italia (ICF) che monitora il comportamento etico dei coach evitando il diffondersi della ciarlataneria.

Poi è altrettanto importante comprendere se con quel coach che abbiamo pensato di scegliere può nascere un rapporto di fiducia, se ci piace il modo in cui si pone e la modalità in cui comunica: se ci si sente allineati. Una interazione diretta e un incontro conoscitivo in genere sono più che sufficienti per capire se ci sono le condizioni per lavorare insieme.

Mani che tengono un fiore di pesco per indicare un gesto semplice, ma carico di significato

Ma se usiamo un linguaggio semplice, non è che poi appariremo poco professionali?” È una domanda che mi viene posta di frequente.

A chi chiede rassicurazioni rispondo che un testo chiaro, privo di tecnicismi e costruzioni passive non è un testo povero, ma la paura di apparire poco professionali in alcuni casi resta, perché nasce da un pregiudizio difficile da scalzare.

 

Il burocratese: dalle mail di lavoro agli inviti alle feste

Noi italiani siamo figli dell’antilingua – a quanto pare è un problema più sentito qui che altrove -, abbiamo assorbito il burocratese quasi per osmosi. Quando scriviamo per lavoro, all’amministratore di condominio, all’ufficio informazioni del quartiere, ci trasformiamo. Il nostro cervello si sintonizza in automatico sul burocratese, sull’antilingua.

Ogni giorno, soprattutto da cent’anni a questa parte, per un processo ormai automatico, centinaia di migliaia di nostri concittadini traducono mentalmente con la velocità di macchine elettroniche la lingua italiana in un’antilingua inesistente. Avvocati e funzionari, gabinetti ministeriali e consigli d’amministrazione, redazioni di giornali e di telegiornali scrivono parlano pensano nell’antilingua.

Italo Calvino, 1965

 

Diventiamo impersonali e criptici, crediamo sia quella la strada per comunicare valore e professionalità, abbiamo paura di sembrare ignoranti, così usiamo paroloni e forestierismi – leader di settore, feedback, schedulare – espressioni che ci appiattiscono e a volte ci rendono anche un po’ ridicoli:

  • Non si effettuano panini / Non facciamo panini
  • È fatto divieto di parcheggiare nel cortile condominiale / È vietato parcheggiare nel cortile condominiale
  • Vietato conferire i rifiuti / Vietato gettare i rifiuti
  • Sono a confermarLe l’avvenuta ricezione del bonifico / Le confermo di aver ricevuto il bonifico

 

Mi è capitato di leggere inviti alle feste di compleanno, verbali di assemblee scolastiche, cartelli del fornaio sotto casa scritti in burocratese, segno che è un male diffusissimo e inconsapevole.

Via l’antilingua. Avanti le parole precise

 

Legalese, sindacalese, politichese, medicalese, aziendalese: il burocratese e i suoi fratelli toccano tutti i settori.

La percezione di chi legge?
Chi scrive si dà un’aria di importanza, allontana.
Così però viene meno al principio stesso di servizio e buona comunicazione che dovrebbe ispirare ogni messaggio. Chi scrive per farsi capire, invece, sceglie parole precise, pertinenti con l’argomento, quelle che il suo lettore conosce.

Le parole sono potenti. Possiamo usarle per costruire muri o per rendere il mondo un posto migliore.

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Sono un webwriter freelance: tastiera, smartphone quaderno sono i miei ferri del mestiere
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